Niente di Personale

In tutto quello che dico non c’è niente di personale. Tra due mesi compio 23 anni e sono in quella fase nella vita di un adolescente in cui ti forzi e ti sforzi di cogliere la differenza che intercorre tra la tua vita da liceale e la tua vita da universitario. Peccato che sono trascorsi ormai 5 anni dal mio diploma, la puntualità non è mai stata il mio forte ed i miei rendiconto sono quasi come una punizione della mia psiche. Un po’ come quei rendiconto che ad un certo punto le persone realizzano di se stessi. 

Dove sono arrivato? Dove voglio andare? Che cosa ho fatto? Che cosa sto facendo? Che cosa voglio fare? Chi sono? Chi frequento? Chi amo? Chi voglio amare? Chi odio?

Mi sono sempre chiesto cosa pensano gli altri di loro stessi. Vivo sicuramente in un’era pregna di diffidenza, non sono mai esistiti così tanti mezzi di comunicazione tra le persone ma tutto ciò che comunichiamo avviene nei confronti di uno strumento e non per mezzo di questo stesso. È la classica storia degli inizi del 2000, ognuno appare solo come desidera essere e non per quello che è realmente. Questo forse andava bene quando tutti sembravamo impazziti e ci riversavamo nelle chat per poter dire tutto quello che volevamo e conoscere tutti quelli che non avremmo potuto conoscere, in un modo inedito, senza censure, salvo che la censura più grande era quella che proprio noi applicavamo a noi stessi. Improvvisamente siamo diventati tutti più belli, tutti più interessanti, una nuova moda di concepire nuovi modi di essere alla moda. Un nuovo modo di non avere niente di personale da dire.

Quindi l’altro giorno, un giorno imprecisato per chi legge, riflettevo sul mio modo di esprimermi quando sono chiamato a dire la mia. Come poter essere originali, dire qualcosa di sensato che rispondesse sia ad una mera esigenza personale del mio interlocutore, sia ad un’empirica valutazione dei fatti. Probabilmente ciò che rende personale ciò che noi diciamo è quello che diciamo nella misura in cui lo pensiamo. Cavolo, ho pensato, dire qualcosa a qualcuno è davvero difficile. Non sai mai cosa vogliono sentirsi dire. Se sei troppo onesto, sei cinico. Se vuoi essere ottimista, sei falso. Se vuoi essere critico per spronare qualcuno, sei uno stronzo.

Sono sempre stato una persona logorroica, - lo testimonia questo post che non mi decido ancora a terminare ed è ancora soltanto il primo (!) - quando ho qualcosa che non va, lo esprimo piuttosto bene. Riempio intere conversazioni basate soltanto su me stesso, sfinisco le persone fino al suicidio di massa finché non mi convinco di aver trovato una soluzione o un’opinione soddisfacente. Probabilmente le risposte che ricevevo non mi convincevano, le argomentazioni a sostegno di una tesi piuttosto che di un’altra che provenivano dai miei amici non sembravano del tutto complete, c’èra sempre qualcosa che non andava. C’èra sempre qualcosa di personale che non veniva filtrata. Probabilmente la paura di offendere qualcuno è tale che sviamo alla risposta più semplice che ci tolga dal problema, non colpiamo nessuno e siamo tutti contenti.

Le risposte più complete, in questi anni, le ho trovate spesso dalle persone che non conosco, che non hanno nulla da perdere con me. Non hanno peli sulla lingua. Certo, si può pensare, non conoscendo la persona che hai davanti, non sai che carattere ha, non sai quanto di suo c’è in quello che ti dice, ma il carattere di estraneità è quello che sfoga la libera espressione del libero pensiero. Non deve essere buono con te, non vuole che tu ti senta a tuo agio con quello che ha da dire. Non deve essere qualcuno per te bensì qualcosa. È per te una verità del momento. Dunque se abbiamo bisogno dell’agghiacciante verità, abbiamo anche bisogno delle agghiaccianti risposte impersonali.

Mi sforzo di essere impersonale con i miei amici in una maniera che risulta essere piuttosto comica, come da fine post, quando pensi: “Senti, non è che voglio difendere la tua fidanzata, però oggettivamente non faceva per te, avevi la sindrome dell’abbandono, la stressavi in continuazione, volevi essere protetto e cresciuto nemmeno fossi un bambino e poi siamo seri, niente di personale, ma secondo me non amavi nemmeno lei quando l’idea che te ne eri fatto”. Così dannatamente comico come quando ti dicono: “Ehi, faccia di culo, sei uno stronzo, ma niente di personale”.

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